
Mentre negli altri paesi del mondo, almeno quelli più evoluti, è ormai assodato che investire nella formazione, la cultura, la ricerca rappresenta una priorità indiscussa, in Italia si procede bellamente a sferrare le ultime picconate per demolire quello che rimane ancora in piedi della scuola statale. Soltanto per il prossimo anno scolastico sono previsti oltre 42.000 tagli di cattedre.
A dispetto di quanto i mass-media hanno lasciato passare, i tagli non riguardano principalmente la scuola elementare (maestro unico, orario di 24 ore, ecc.), perché in realtà a perdere di più è la scuola media dove secondo le cifre ufficiali del disastro sono previste 15.542 cattedre in meno, mentre nella primaria si perderanno “soltanto” 9.968 posti. Considerando che la scuola elementare dura cinque anni rispetto ai tre delle medie, non ci vuole un genio della matematica per capire che il rapporto si amplia ulteriormente (un’altra situazione in cui i canali ufficiali della comunicazione – impegnati a dedicare ore su ore a banali fatti di cronaca - hanno falsificato, distorto la realtà dei fatti…).
Quali saranno le conseguenze pratiche oltre ai posti di lavoro che andranno persi? Per brevità, ne prendo in considerazione due soltanto.
A) Il ruolo dell’insegnante diventerà sempre più simile a quello del guardiano dello zoo.
Abolendo le ore a disposizione, ogni volta che si assenta un insegnante i suoi alunni verranno divisi nelle altre classi; ciò comporterà che mediamente ci saranno in ogni aula da 5 a 10 alunni in più, senza contare l’aumento degli alunni per classe deciso dal governo. Si comprende bene che a questo punto il lavoro del docente sarà di mera sorveglianza, visto che già oggi si spendono molte energie per indurre i “pierini” di turno a più miti consigli.
B) considerando la fatiscenza di molti edifici scolastici e la capienza delle aule, si direbbero quantomeno azzardati questi provvedimenti che causeranno direttamente o indirettamente un consistente aumento di alunni per classe.
A chi giova questa bella manovra?... Le risposte (come direbbe Lubrano) sorgono spontanee, e perciò lascio ad ognuno di voi il gusto di immaginarle.
Quello che ancora mi stupisce è che tutto sembra avvenire fra l’indifferenza e la rassegnazione dei più che appaiono non troppo dissimili dagli orchestrali del Titanic i quali, si racconta, non smisero di suonare fino al completo affondamento della nave.
A dispetto di quanto i mass-media hanno lasciato passare, i tagli non riguardano principalmente la scuola elementare (maestro unico, orario di 24 ore, ecc.), perché in realtà a perdere di più è la scuola media dove secondo le cifre ufficiali del disastro sono previste 15.542 cattedre in meno, mentre nella primaria si perderanno “soltanto” 9.968 posti. Considerando che la scuola elementare dura cinque anni rispetto ai tre delle medie, non ci vuole un genio della matematica per capire che il rapporto si amplia ulteriormente (un’altra situazione in cui i canali ufficiali della comunicazione – impegnati a dedicare ore su ore a banali fatti di cronaca - hanno falsificato, distorto la realtà dei fatti…).
Quali saranno le conseguenze pratiche oltre ai posti di lavoro che andranno persi? Per brevità, ne prendo in considerazione due soltanto.
A) Il ruolo dell’insegnante diventerà sempre più simile a quello del guardiano dello zoo.
Abolendo le ore a disposizione, ogni volta che si assenta un insegnante i suoi alunni verranno divisi nelle altre classi; ciò comporterà che mediamente ci saranno in ogni aula da 5 a 10 alunni in più, senza contare l’aumento degli alunni per classe deciso dal governo. Si comprende bene che a questo punto il lavoro del docente sarà di mera sorveglianza, visto che già oggi si spendono molte energie per indurre i “pierini” di turno a più miti consigli.
B) considerando la fatiscenza di molti edifici scolastici e la capienza delle aule, si direbbero quantomeno azzardati questi provvedimenti che causeranno direttamente o indirettamente un consistente aumento di alunni per classe.
A chi giova questa bella manovra?... Le risposte (come direbbe Lubrano) sorgono spontanee, e perciò lascio ad ognuno di voi il gusto di immaginarle.
Quello che ancora mi stupisce è che tutto sembra avvenire fra l’indifferenza e la rassegnazione dei più che appaiono non troppo dissimili dagli orchestrali del Titanic i quali, si racconta, non smisero di suonare fino al completo affondamento della nave.
