
Non partecipavo a manifestazioni politiche dai tempi del liceo o poco più tardi. Ero (e lo sono ancora) sfiduciato come la maggioranza degli italiani per i motivi che tutti noi conosciamo bene. Perché da dicembre a oggi ne ho fatte tre di seguito? Forse si avverte nell’aria che stiamo vivendo un momento cruciale per la democrazia: fine? inizio? transizione? pericolo?… Penso, ma naturalmente posso sbagliare, che siamo di fronte a un nuovo importante bivio.
Per la cronaca, riguardo alla manifestazione di ieri, il numero di duecentomila comunicato dagli organizzatori è giusto: stavolta la piazza era colma e i partecipanti assiepati inondavano anche gli spazi limitrofi. Perché i portavoce del governo hanno cercato di sminuire il numero dei manifestanti? Addirittura hanno parlato di un decimo… Che cosa temono?...
Fra gli interventi, quello più acclamato è senza dubbio il discorso del leader di un neonato piccolo partito, senza grossi sponsor o appoggi potenti. Forse i cittadini hanno apprezzato il suo talento oratorio a tratti quasi poetico, forse significa che i cittadini si coagulano ed escono fuori dalla sfiducia e dallo sconforto laddove si percepisce una traccia di sincera passione politica.
Secondo me Di Pietro ha esagerato affermando che siamo ad un nuovo 8 settembre ’43, perché all’epoca c’era la guerra, c’erano i nazifascisti in armi e tutto quello che sappiamo. Si tratta tuttavia di una fase delicata: le anomalie sociali, politiche, istituzionali sono state innumerevoli negli ultimi tempi tanto da stordirci o anestetizzarci. La vicenda oggi sulla cresta dell’onda, quella della presentazione delle liste elettorali prende un sapore da repubblica delle banane. Un caso senza precedenti in 65 anni di democrazia, che sta facendo saltare tribune politiche, confronti, dibattiti con i candidati per discutere di problemi reali. Temo che a questo punto una vittoria del centrosinistra nel Lazio non sarebbe riconosciuta dagli avversari: e allora che succederà? Si dovrà tornare alle urne? Ma sulla base di quali regole? Uno stato di diritto non si fonda su regole certe e condivise?...
Per questo caso e per altri centro o mille, si prospetta il rischio di una frana della democrazia, proprio come quelle che vediamo trascinare alla rovina case, palazzine, interi paesi. Frane causate dall’incuria, dal mancato rispetto dei piani regolari, da abusi edilizi, da concessioni illegittime, dalla deforestazione. Per arginare il pericolo credo che oggi ogni cittadino cui sta a cuore lo stato di diritto sia chiamato ad un pacifico, civile impegno per non lasciare spazi vuoti dove potrebbe collocarsi la mala pianta della corruzione, della prepotenza, della criminalità, del disprezzo delle regole, dell’arroganza, del degrado. Penso che in questa fase di transizione non si debba lasciare nulla di intentato perché il cambiamento si indirizzi nel sentiero giusto, senza scossoni insostenibili o pericolose frane, per evitare le quali siamo tutti coinvolti ad avviare un processo di rimboschimento dove ognuno pianterà a suo modo e secondo le sue possibilità, energie il proprio albero di democrazia.
Per la cronaca, riguardo alla manifestazione di ieri, il numero di duecentomila comunicato dagli organizzatori è giusto: stavolta la piazza era colma e i partecipanti assiepati inondavano anche gli spazi limitrofi. Perché i portavoce del governo hanno cercato di sminuire il numero dei manifestanti? Addirittura hanno parlato di un decimo… Che cosa temono?...
Fra gli interventi, quello più acclamato è senza dubbio il discorso del leader di un neonato piccolo partito, senza grossi sponsor o appoggi potenti. Forse i cittadini hanno apprezzato il suo talento oratorio a tratti quasi poetico, forse significa che i cittadini si coagulano ed escono fuori dalla sfiducia e dallo sconforto laddove si percepisce una traccia di sincera passione politica.
Secondo me Di Pietro ha esagerato affermando che siamo ad un nuovo 8 settembre ’43, perché all’epoca c’era la guerra, c’erano i nazifascisti in armi e tutto quello che sappiamo. Si tratta tuttavia di una fase delicata: le anomalie sociali, politiche, istituzionali sono state innumerevoli negli ultimi tempi tanto da stordirci o anestetizzarci. La vicenda oggi sulla cresta dell’onda, quella della presentazione delle liste elettorali prende un sapore da repubblica delle banane. Un caso senza precedenti in 65 anni di democrazia, che sta facendo saltare tribune politiche, confronti, dibattiti con i candidati per discutere di problemi reali. Temo che a questo punto una vittoria del centrosinistra nel Lazio non sarebbe riconosciuta dagli avversari: e allora che succederà? Si dovrà tornare alle urne? Ma sulla base di quali regole? Uno stato di diritto non si fonda su regole certe e condivise?...
Per questo caso e per altri centro o mille, si prospetta il rischio di una frana della democrazia, proprio come quelle che vediamo trascinare alla rovina case, palazzine, interi paesi. Frane causate dall’incuria, dal mancato rispetto dei piani regolari, da abusi edilizi, da concessioni illegittime, dalla deforestazione. Per arginare il pericolo credo che oggi ogni cittadino cui sta a cuore lo stato di diritto sia chiamato ad un pacifico, civile impegno per non lasciare spazi vuoti dove potrebbe collocarsi la mala pianta della corruzione, della prepotenza, della criminalità, del disprezzo delle regole, dell’arroganza, del degrado. Penso che in questa fase di transizione non si debba lasciare nulla di intentato perché il cambiamento si indirizzi nel sentiero giusto, senza scossoni insostenibili o pericolose frane, per evitare le quali siamo tutti coinvolti ad avviare un processo di rimboschimento dove ognuno pianterà a suo modo e secondo le sue possibilità, energie il proprio albero di democrazia.
