uno spazio per dare voce ai pensieri di un gruppo di persone in divenire, in un tempo di cambiamenti a volte estremi che ci piovono addosso; per comunicare stati d'animo soggettivi o condivisi, emozioni improvvise, gioie, indignazione, dolore, sgomento, solidarietà; per non perdere fuggevoli riflessioni sui temi più vari: bellezza, malattia, ambiente, animali, cronaca d'ogni colore, fatti storici, sociali, ecologici, bellici, marziani, di varia umanità...
Sabato 9 gennaio 2010. I quotidiani dedicano le prime pagine alla guerriglia urbana di Rosarno, mentre le pagine sportive si soffermano sulla multa di settemila euro comminata a Mario Balotelli, attaccante dalla pelle nera, regolarmente italiano e regolarmente vittima di cori razzisti: “Se saltelli muore Balotelli”, “Non ci sono negri italiani”. La multa è dovuta all’applauso (“provocatorio”?) rivolto ai tifosi che lo avevano insultato durante la partita. Il successivo sfogo rivolto ai tifosi di Verona (“alla città”?) è seguito dalle scuse per la generalizzazione. Ci sono direttive che comporterebbero la sospensione delle partite quando iniziano cori razzisti, ma i troppi interessi in gioco – con la vacanza morale che contribuiscono ad alimentare – probabilmente interferiscono con la loro effettiva applicazione. La vacanza morale e la cecità politica sui “reali problemi” italiani sono due punti di una stessa linea, che va da Balotelli ai disperati di Rosarno, dagli stadi alle baracche, dal giocatore nero italiano della squadra più ricca del campionato di serie A ai lavoratori neri irregolari, costretti a vivere in condizioni di vita tra le più povere documentate recentemente sui nostri quotidiani: un oleificio fatiscente, tende e cartoni ammassati come ricovero, contenitori di arance come docce.
A ridosso dell’ennesima lettera al Corriere della Sera, con la quale il Professor Sartori spiegava il suo punto di vista sulla non integrabilità dei musulmani in quanto musulmani, finalmente si potrebbe iniziare a parlare di diritti e doveri di tutti, di condizioni di vita e di legalità come condizioni preliminari di ogni condivisione e integrazione. Ma il ministro Maroni spiega la vicenda anzitutto con la “tolleranza contro l’immigrazione clandestina”. Restano relativamente sullo sfondo la tolleranza o complicità di tanti con l’illegalità italiana, e la cecità politica e morale che inevitabilmente accompagna situazioni come quelle di Rosarno. Né sono sufficienti, ad affrontare la questione, le generiche dichiarazioni di accoglienza incondizionata. Perché pensare incondizionatamente significa appunto ignorare il confronto sulle condizioni di vita e pensare che i conflitti si possano “risolvere” semplicemente rimuovendoli (oppure distribuendo precettistiche astratte). Il persistere dell’incapacità di accedere a questi conflitti può avere un solo esito: in futuro, tra una settimana o tra anni, i fatti di Rosarno saranno ricordati come un “precedente”.
Guardando i video che girano in questi giorni su facebook non posso fare a meno di pensare, con una considerevole dose d’angoscia, che il problema non sono tanto e solo le parole razziste, xenofobe e amorali di chi è in primo piano e usa il microfono, quanto il plauso, espresso con risate o acclamazioni, di chi ascolta.
L’aneddoto che segue e che mi è stato raccontato da un’amica riguarda una conversazione in un supermercato Coop di Firenze (dunque, fra l’altro, non al nord) tra il commesso della pescheria e una signora. La signora chiede dove siano stati pescati i diversi pesci e il commesso indica quelli d’allevamento e (con un certo orgoglio) quelli pescati nel Mediterraneo. L’acquirente opta allora per quelli d’allevamento spiegando che con tutti gli africani neri morti in mare non c’è da fidarsi e che magari i pesci sono contaminati...
Mi sono necessari alcuni minuti per capire; a parte la stupidità scientifica della considerazione, com’è possibile che si sia arrivati a questo? Com’è possibile che tragedie come quelle alle quali stiamo assistendo in questi giorni possano generare come preoccupazione quella relativa all’integrità o alla bontà del pesce mediterraneo inteso come alimento?
Non degenerano solo le persone; anche i gruppi e i popoli rischiano la deriva morale e fisica. Mi chiedo quanto il processo di autodistruzione sia andato avanti, oltre che nella quotidianità dei rapporti di potere, dentro di noi, nei luoghi intimi dove ciascuno custodisce la propria sensibilità, gli affetti, la capacità di amare, di soffrire per chi soffre e di provare solidarietà.
Il pericolo più grande che stiamo attraversando consiste in quella sorta di egoismo teorizzato del si salvi chi può e della furbizia dell'arrangiarsi: la nuova religione e filosofia di vita.
Nella scrittura si cerca anche di superare la nostra finitezza di esseri umani, dialogando potenzialmente con chi ci ha preceduto e con le generazioni future. Magari i messaggi lanciati oggi nella Rete potrebbero non essere in sintonia con le tendenze dominanti del nostro tempo, tuttavia nulla vieta che domani qualcuno potrebbe riconoscersi nelle nostre parole, apprezzarle, valorizzarle.
Lo spirito di questo blog è di lanciare a una posterità, immediata o lontana nel tempo, una scheggia nell'universo della rete. Certamente è un modo per esorcizzare la paura della morte, ma allo stesso tempo non ci allontana dal pensiero della morte, e questa vicinanza approfondisce e, in un certo senso, esalta il nostro sentirci vivi. La scrittura, in fondo, è uno dei modi più efficaci che l'uomo abbia inventato per amplificare e far vibrare questo sentire se stessi nella vita.